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La Crònica matritensis di Joannis Skylitzes Cura Palata |
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Il nostro cammino di ricercatori itineranti, questa volta, ci porta a
Madrid in Spagna sulle tracce di una miniatura, di fattura bizantina,
che illustra l’assedio di Messina da parte delle truppe arabe durante
la conquista militare della Sicilia. Un generale bizantino, comandante
militare di Siracusa, pare originario di Messina, cercò di restare
signore dell’isola accordandosi con l’emiro aghlabita Ziyàdat
Allàh. Questa miniatura si trova in un corpo consistente di scritture
miniate redatte da Joannis Sklitzes: alla sinistra della miniatura
vediamo una stilizzazione della città contornata dalla sua cinta
muraria e alla destra l’accampamento arabo, fatto di tende colorate
brulicante di soldati in armi. <<Gli Arabi, soccorsi di navigli dalla repubblica di Napoli,
cinsero d’assedio Messina, il forte propugnacolo dei Cristianie dei
Bizantini, e un Fadhl-ibn- Già’far, con stratagemma , riusciva a
guadagnarla dopo lunga resistenza e con molto sangue sparso dai suoi
(842-843)>> (La Corte Cailler)
La
Synopsis Historiarum è una storia che riguarda i regni
degli imperatori Michael I Rangabes e Constantine IX Monomachos (811 a
1057 ÄD). È stata scritta nella seconda metà dell' undicesimo secolo
da Joannis Skylitzes, un funzionario di corte di Bisanzio, di
origine macedone. Ci è giunta una singola copia sopravvissuta, tenuta
dalla Biblioteca Nacional a Madrid. Questa copia e le 574 illustrazioni
che contiene, attualmente è datata al dodicesimo secolo più tardo,
probabilmente è stata prodotta all'interno della zona Normanna del
Mediterraneo. Il manoscritto di Skylitzes recentemente è stato tradotto
soltanto e non è ampiamente disponibile ancora, comunque una parte
importante del testo di Skylitzes è stata copiata nel 12° secolo dallo
storico greco George Kedrenos (Georgius Cedrenus). Il codice
della Biblioteca Nazionale di Madrid che contiene la Cronica di Ioannis
Skylitzes può essere considerato non solo un compendio grafico di
valore inestimabile sulla civiltà bizantina ma anche un fondamentale
reperto sulla presenza greca nella città di Messina. Il testo della
Crònica è accompagnato da ben 574 – 100 sono andate perdute- e sono
un punto di riferimento essenziale per la conoscenza visiva del mondo di
Bisanzio: le cerimonie imperiali, l’esercito, i trasporti marittimi e
terrestri, l’attività agricola e così via. Le miniature non sono
omogenee e rivelano la mano di differenti artisti sia di matrice
bizantina sia latina o araba. Il tipo di scrittura permette anche una
precisa datazione, il secolo XII, un particolare tipo di scrittura- la
cosiddetta scrittura di Reggio- e una precisa localizzazione, il
monastero del Santissimo Salvatore dei Greci di Messina. Ma la
committenza si fa risalire alla corte normanna di Palermo -durante la
seconda metà del dodicesimo secolo- e ai buoni rapporti che essa
intratteneva con la corte di Bisanzio: infatti Ioannis Skylitzes Cura
Palata, autore del manoscritto era un funzionario di corte e attraverso
lui arrivò il prototipo ”capitalino” che era depositato nella
biblioteca imperiale, come propone Nigel Wilson. La corte normanna, per
sua parte, fece ricorso alle abilità dei monaci del san Salvatore in
Lingua Phari, dove certamente lo troviamo in un inventario del XVI
secolo. Dopo la rivolta antispagnola, il duca de Uceda se ne appropriò
nel 1690 per poi donarla, con tutta la sua collezione , alla Biblioteca
Nazionale di Madrid nel 1712. Consideriamo l’ipotesi che lo Skylitses
madrileno sia stato vergato nell’ambito del monastero del S,S.
Salvatore, considerando la sua storia accertata e i dati paleografici.
La sua elegante edizione corredata di miniature, il contenuto variegato
che va dalla dimensione monastica (il monastero di Studiou)
al militare non è in contraddizione con la destinazione della
corte palermitana. Fra l’altro anche opere preesistenti al nostro, di
proprietà del monastero, come ricorda l’archimandrita Luca nella
prefazione al Typicon erano di natura profana. Il testo dello Skylitzes
offre inoltre una dimensione eroica della grecità dell’Italia
meridionale in contrapposizione alle cronache latine. Un altro
manoscritto presente nella biblioteca del S.mo Salvatore, segnalato
negli inventari ma poi andato perso, è anch’esso un testo
storiografico redatto da Costantino Manasse. La committenza regia dei
due testi che si avvale di copie ufficiali costantinopolitane, nell’età
dei Commeni allo scriptorium del S.mo Salvatore, puo’ essere dovuta al
riavvicinamento tra Guglielmo II re di Sicilia e Manuele Commeno. Una
prova certa poi l’abbiamo in ambito paleografico: il foglio del
Messan.gr.111, staccato dal codice dello Scorial, è stato vergato dalla
stessa mano che ha scritto alcuni fogli dello Skylitzes madrileno; altri
fogli, come Messan.gr.172 sono riconducibili secondo N.G. Wilson alla
stessa scrittura alla seconda mano del matritensis. Il monastero di San salvatore vanta , secondo il
Fazello, una prima fondazione ad opera del Gran Conte che nel 1090 lo
avrebbe fondato sull’Acroterio e successivamente fu restaurato dal
figlio Ruggero. Ma una seconda fondazione, con i lavori che durarono 10
anni, è documentata ai tempi del secondo re di Sicilia. Nel 1131 lo
stesso Ruggero istituisce il monastero confortato da un diploma del
vescovo Ugo di Messina. Il primo Archimandrita
fu nominato Luca, egumeno di Rossano. Il luogo, nella punta della
zona falcata, si avevano in precedenza insediamenti di eremiti e la
chiesa di San Giacinto. E certo Messina era il luogo più adatto per una
struttura monastica che si facesse interprete delle istanze dei sudditi
greci, e che fosse in opposizione all’episcopato che ancora faceva
riferimento a Costantinopoli e che nello stesso tempo fosse polo di
attrazione per la sponda calabra meridionale. A nord infatti c’erano
Rossano e il monastero del Patir: I manoscritti prodotti in questo
contesto sono vergati nello stile rossanese molto vicino ala cosiddetta
Pershrift di Costantinopoli. Anche la scrittura di Reggio, usata nel
cenobio messinese, è un allotropo della Perlschrift ma con uno stile
molto marcato, secondo alcuni un vero e proprio canone: e il numero di
codici in questa scrittura è predominante rispetto ai pochi vergati in
stile diverso. L’archimandrita
Luca fondò il primo nucleo della biblioteca del S.S. Salvatore con
alcuni codici portati da Rossano ed integrati con altri prodotti nello
scriptorium e con altri raccolti dai mostareri dipendenti dall’Archimandridato.
Sulla consistenza di questo fondo inizialmente non sappiamo nulla;
successivamente abbiamo tre inventari della fine dal XVI secolo
rispettivamente il primo di 123 codici (anno 1563), il secondo di 111
codici (anni 1565-1581) che rivelano una costante alienazione del
patrimonio. Successivamente Pietro Menniti, abate generale dei basiliani
accentrò i codici degli altri monasteri di Sicilia nel convento di San
Salvatore. Kostantino Laskaris, che teneva la cattedra di greco a
Messina su incarico della Curia Messinese, alla fine del quattrocento
portò via due pezzi dalla biblioteca del monastero: un’operetta
grammaticale e l’anomalo Skylitzes. Quest’ultimo è anche conosciuto
per il contributo portato sulle vicende del Panno di Edessa e le “sindoni”.
Dopo la soppressione degli ordini religiosi, nel 1872, i codici
superstiti del S.S. Salvatore furono trasferiti alla Biblioteca
Universitaria di Messina dove anche oggi si trovano.
Giuseppe Martino
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Giuseppe Martino |
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