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Tripi, I Mesi dell'Anno

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Un rituale carnevalesco in uso fino a qualche anno fa a Tripi e Protonotaro, e ancora oggi pienamente funzionale a Rodì Milici, che si segnala come Carnevale stutturato con eclusive valenze allegoriche e simboliche, collegate alla rifondazione del tempo, è quello de I Mesi dell'Anno.
Si tratta di una forma drammatica popolare connessa al ciclo calendariale, sorta di profezia o almanacco drammatizzato, studiato dal Toschi nel suo importante saggio sulle origini del teatro italiano.
La rappresentazione ha luogo nelle prime ore del pomeriggio di un lunedì, vigilia di Carnevale; lungo la strada di accesso al paese si aduna una coloratissima brigata: sono i dodici mesi che avanzano caracollando sopra degli asini bardati a festa. I personaggi, giunti sul luogo deputato allo spettacolo, si dispongono in cerchio declamando a gran voce le proprie virtù stagionali che non temono confronti.
Il conflitto tra i mesi viene risolto alla fine dall'intervento del Poeta, che ristabilisce l'ordine costituito contro la minaccia del conflitto insanabile tra i mesi.

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Rodì Milici, I Mesi dell'Anno

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Anche il cerimoniale carnevalesco de I Mesi dell'Anno di Rodì Milici, pur proponendo delle significative varianti figurative e narrative, replica sostanzialmente lo schema rappresentativo proposto dall'azione rituale di Tripi.
Temi in comune sono lo specifico allegorico, il ricorso ad un referente testuale, quasi una sceneggiatura, da dove emerge oltre al motivo allegorico-rituale della "rifondazione carnevalesca del tempo", la provvisoria inversione dei ruoli, tipica del mondo alla rovescia, che mette in crisi temporaneamente l'autorità costituita.
I Mesi, un tempo in groppa ad asini bardati a festa e oggi su cavalli, contendono infatti al Re la corona, espressione eloquente del Potere e delle consolidate gerarchie sociali. Spetterà alla saggezza del Poeta rimettere pace tra i mesi litigiosi e ricomporre il conflitto, restituendo così alla comunità le consolidate certezze del vivere quotidiano.


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