Saponara, Pacchiane

L'assunzione di un'identità "altra" da sè e,
primariamente, di una natura sessuale diversa dalla propria, costituisce uno dei tratti
figurativi e rituali tipici del Carnevale.
Le maschere Femminili, in particolare, sono in questo senso le più emblematiche,
in quanto detentrici di una forte valenza rituale di fecondità e, dunque, di
rigenerazione della vita.
Sulla scena carnevalesca tradizionale della provincia di Messina,
tra le più rappresentative di questa tipologia di maschere, bisogna segnalare le Pacchiane
che un tempo, assieme agli Spazzini-Pacchiane, incaricati di "pulire" lo
spazio rituale della festa, accompagnavano e aprivano, rispettivamente, la "Sfilata
della Corte Principesca e dell' Orso" a Saponara.
Il travestimento si otteneva con indumenti femminili sgargianti, tipici appunto delle
Pacchiane-contadine.
Novara di Sicilia, Caruvaisi o Zagarellari
Nel variegato corteo carnevalesco, che fino agli anni Cinquanta circa si
replicava a S. Basilio, frazione di Novara di Sicilia, uno spazio
cerimoniale rilevante era riservato al chiassoso e numeroso gruppo dei Caruvaisi o
Zagarellari. Tale gruppo era formato prevalentemente da uomini che, nel temporaneo
ribaltamento dei ruoli, assumevano sembianze femminili indossando costumi coloratissimi
realizzati utilizzando anche lunghe strisce di carta che pendevano, fra l'altro, da
cappelli di paglia o altri improvvisati copricapi, nascondendo così l'identità del
mascherato.
I Caruvaisi o Zagarellari, lungo l'itinerario
carnevalesco, legato a inderogabili sequenze cerimoniali, ballavano e cantavano al suono
della zampogna, del tamburello e della fisarmonica, invadendo festosamente le case, dove
venivano offerti loro succulenti piatti carnevaleschi a base di carni di maiali, frittuli,
sosizza, ulivi 'nta sammonia, vinu e pè di frumento.
Antillo, Dame (Dami)

Contrapposte alle figure semi-selvatiche dei Picurara di Antillo, autori di azioni rituali trasgressive che ingeneravano
nella finzione carnevalesca emozioni di paura, le maschere femminili delle Dame
incarnavano il Bene. I tratti figurativi delle Dame di Antillo erano realistici e
connotati, più in particolare, dal tradizionale costume di festa, costituito da una gonna
lunga, un corpetto e una camicia bianca di lino.
Alla fine del cerimoniale carnevalesco, al suono della zampogna e
del tamburello, il trionfo del Bene (rappresentato dalle Dame) sul Male (espresso
dalle figure selvatiche dei Picurara, inquietanti e sconosciute, perciò ancor più
temibili) era sancito da un ballo di riconciliazione che restituiva alla comunità il
rassicurante e familiare ordine sociale.
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