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Saponara, Pacchiane

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L'assunzione di un'identità "altra" da sè e, primariamente, di una natura sessuale diversa dalla propria, costituisce uno dei tratti figurativi e rituali tipici del Carnevale.
Le maschere Femminili, in particolare, sono in questo senso le più emblematiche, in quanto detentrici di una forte valenza rituale di fecondità e, dunque, di rigenerazione della vita.

Sulla scena carnevalesca tradizionale della provincia di Messina, tra le più rappresentative di questa tipologia di maschere, bisogna segnalare le Pacchiane che un tempo, assieme agli Spazzini-Pacchiane, incaricati di "pulire" lo spazio rituale della festa, accompagnavano e aprivano, rispettivamente, la "Sfilata della Corte Principesca e dell' Orso" a Saponara.
Il travestimento si otteneva con indumenti femminili sgargianti, tipici appunto delle Pacchiane-contadine.

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Novara di Sicilia, Caruvaisi o Zagarellari

barra.jpg - 1577,0 K Nel variegato corteo carnevalesco, che fino agli anni Cinquanta circa si replicava a S. Basilio, frazione di Novara di Sicilia, uno spazio cerimoniale rilevante era riservato al chiassoso e numeroso gruppo dei Caruvaisi o Zagarellari. Tale gruppo era formato prevalentemente da uomini che, nel temporaneo ribaltamento dei ruoli, assumevano sembianze femminili indossando costumi coloratissimi realizzati utilizzando anche lunghe strisce di carta che pendevano, fra l'altro, da cappelli di paglia o altri improvvisati copricapi, nascondendo così l'identità del mascherato.

I Caruvaisi o Zagarellari, lungo l'itinerario carnevalesco, legato a inderogabili sequenze cerimoniali, ballavano e cantavano al suono della zampogna, del tamburello e della fisarmonica, invadendo festosamente le case, dove venivano offerti loro succulenti piatti carnevaleschi a base di carni di maiali, frittuli, sosizza, ulivi 'nta sammonia, vinu e di frumento.

Antillo, Dame (Dami)

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Contrapposte alle figure semi-selvatiche dei Picurara di Antillo, autori di azioni rituali trasgressive che ingeneravano nella finzione carnevalesca emozioni di paura, le maschere femminili delle Dame incarnavano il Bene. I tratti figurativi delle Dame di Antillo erano realistici e connotati, più in particolare, dal tradizionale costume di festa, costituito da una gonna lunga, un corpetto e una camicia bianca di lino.

Alla fine del cerimoniale carnevalesco, al suono della zampogna e del tamburello, il trionfo del Bene (rappresentato dalle Dame) sul Male (espresso dalle figure selvatiche dei Picurara, inquietanti e sconosciute, perciò ancor più temibili) era sancito da un ballo di riconciliazione che restituiva alla comunità il rassicurante e familiare ordine sociale.


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