Centro studi
"Maschere carnevalesche siciliane"

Promosso dal Comune di Saponara, in collaborazione con l'Associazione Culturale Kyklos e la consulenza scientifica del dott. Mario Sarica, il Centro studi " Maschere carnevalesche siciliane " , muovendosi lungo rigorose coordinate di analisi etnoantropologica, ha voluto ridare vita e dignità alle maschere popolari - di cui oggi, per fortuna,in provincia di Messina, sopravvivono e godono di ottima salute quelle dell'"Orso" di Saponara e, più episodicamente, "I Mesi dell'Anno" di Rodì Milici - che fino a trenta quarantanni fa, nel rispetto di modelli archetipici e di un repertorio di azioni comportamentali trasgressive, di licenze verbali, e in un clima sonoro parossistico e aleatorio, svolgevano una funzione fondamentale, quella di riscatto periodico propria dei riti di rifondazione utopica, che ripetevano simbolicamente un atto primordiale, ovvero la trasformazione del caos in cosmo mediante l'atto della creazione.
Il centro studi stabilisce un legame diretto con il cerimoniale carnevalesco di Saponara, unico nel suo genere in Sicilia, che mantiene ancora oggi una straordinara vitalità, aderendo sul piano rappresentativo ai contenuti simbolici e rituali di antica memoria, attestando nel contempo con la partecipazione dei gruppi mascherati la tipica dinamica culturale di festa propria del Carnevale.

I "Picurari" di Antillo, la "Vecchia di Cannaluvari" di S. Stefano Briga,
l' "Orso" di Saponara, i "Mesi dell'Anno" di Rodì Milici, "Caruvà" e il "Cinniraru" e la "Cinnirara" di Novara di Sicilia e, ancora, il "Pueta" (poeta) che recitava i "Parti di Carnilivari" a S. Fratello e i cantori "a ciuri di pipi", oltre che il "Nannu", incarnavano esemplarmente, al pari di altre maschere, nella temporanea assunzione di una identità "altra", i temi del contrasto tra il Bene ed il Male, la Vita e la Morte, tra l'Umano e il Selvaggio.

Il Carnevale, dunque, come polisemico codice culturale, dove è possibile leggere il "senso della vita" e dello stare nel mondo", reso visibile alla comunità, al fine di esorcizzare e allontanare le angosce e le paure del vivere e la temibile minaccia di regressione al caos originario, dalla quale ci si difendeva anche con lo spreco alimentare imposto dalla licenza assoluta di trasgressione connessa alla festa.

Il progetto "Carnevale multimediale", assieme alla consapevolezza di un necessario e irrinunciabile approccio scientifico, vuole introdurre anche una variante sul tema, per niente secondaria, ovvero che il sapere carnevalesco non va certamente svilito o mortificato con volgarizzazioni di sorta, ma deve essere offerto alla più ampia fruizione per risparmiarlo da una fatale e irrimediabile scomparsa dalla conoscenza collettiva.

Mario Sarica

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