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Saponara, Principe

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Tra le figure principali del Corteo carnevalesco di Saponara, il Principe raffigura un personaggio storico, ovvero il principe Domenico Alliata, signore di Saponara vissuto intorno alla metà del Settecento. Il racconto popolare ricollega a lui l'origine del cerimoniale carnevalesco. Fu infatti il principe a catturare il temibile Orso, che infestava le valli e i crinali dei Peloritani, mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza della comunità. E i cacciatori e i domatori, accompagnati dai suonatori di brogna (conchiglia sonora), autori della caccia liberatoria, portarono in catene l'Orso per le vie del paese, proprio il martedì Grasso, sotto lo sguardo compiaciuto del Principe e della Principessa.

Monforte San Giorgio, Corteo storico dei Cavalieri

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A conferma del processo di accumulazione dei materiali figurativi ed espressivi di varia provenienza culturale, inconfondibile segno distintivo del Carnevale, festa assoluta per eccellenza, giunge la descrizione del Corteo storico dei Cavalieri, che si svolgeva in occasione del Carnevale a Monforte San Giorgio. Dal 5 febbraio, subito dopo la Festa celebrata in onore di S. Agata - scrive Giuseppe Ardizzone Gullo - si entrava in pieno clima carnevalesco. Si iniziava a ballare nelle case al suono del tamburello e per le strade si incontravano le prime maschere in vena di scherzi e giuochi.

L'attesa maggiore era però rivolta al Martedì Grasso, quando per le vie del paese, sfilava la cavalcata cosiddetta storica. L'ultima si è svolta nel 1945 su iniziativa di alcuni studenti e carrettieri del tempo. I cavalieri erano vestiti con abiti d'epoca che raffiguravano i personaggi dell'antica Feudalità. La sfilata si concludeva in piazza con un carosello cui partecipavano i singoli cavalieri. La cavalcata carnevalesca - annota Ardizzone - è da mettersi in relazione ad un'altra tradizione di Monforte San Giorgio, quella della Katabba o Campanata di S. Agata, ma la tradizione ricollega alla cacciata degli Arabi dalla Sicilia ad opera del Gran Conte Ruggero.

Rodì Milici, Re

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Espressione eloquente del potere e dell'ordine costituito, garante delle gerarchie sociali, il Re, nel cerimoniale carnevalesco de I Mesi dell'Anno di Rodì Milici, è minacciato dalle pretese trasgressive dei mesi dell'anno, maschere allegoriche per eccellenza, che tentano di usurparlo autoesaltando le proprie esclusive virtù stagionali. Nell'utopica rifondazione carnevalesca del tempo e nella provvisoria inversione dei ruoli, che mettono temporaneamente in crisi l'autorità costituita, alla fine avrà la meglio il Re che, con la complicità del Poeta, ritorna a dominare la rissosità dei mesi e dunque il normale svolgimento della vita in Comunità.

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