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Saponara, Orso (Ussu)

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Figura principale del cerimoniale carnevalesco del martedģ Grasso di Saponara, che comprende anche la Corte Principesca, la maschera dell'Orso simboleggia il male da espellere dal "tempo presente" della comunitą, per una rifondazione utopica dell'ordine sociale.

La figura dell'Orso, fino a circa la metą degli anni '70, si otteneva utilizzando delle pelli di capra, dei campanacci per ovini, sommariamente legati ai fianchi e al busto, e una maschera di cartapesta riproducente la testa dell'Orso. Benché trattenuto dalla catena e dalle corde dei domatori - strumenti di potere nelle mani del Principe - l'Orso rincorre e assale ripetutamente le donne secondo un preciso modello comportamentale, che replica atti di aggressione e di violenza sessuale rituali.


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Novara di Sicilia, Uomo selvatico
(Campanaru o Caruvą)

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Figura selvatica temibile, simbolo della regressione e del caos primigenio, il Campanaru o Caruvą apriva il corteo carnevalesco di Novara di Sicilia saltando, ballando e dimenandosi incessantemente, accompagnato dall'indiavolato frastuono provocato dai campanacci, che preannunciavano il suo temuto arrivo. La sua maschera veniva confezionata con l'uso di pelli caprine e ovine.

Caruvą aveva, inoltre, il viso coperto da un panno nero con due buchi per gli occhi. Tutto attorno alle gambe, ai fianchi e al collo, aveva legate dei campanacci di varie dimensioni, biaturķ e mulķgni, solitamente usate per capre e pecore. In mano teneva 'na ugghiata, un bastone da mandriano con un chiodo fissato ad un'estremitą. Il repertorio di gesti rituali, di cui di faceva esemplare interprete, consisteva nell' agitare minacciosamente, dinnanzi alle persone che incontrava per strada, il suo bastone pungente, dirigendosi di gran corsa su quelle che si facevano da parte o che mostravano di temere il contatto diretto e ravvicinato.

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Antillo, uomini selvatici (Picurari)

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A sancire il rapporto incerto e precario tra Cultura e Natura, Addomesticato e Selvaggio, e per esorcizzare le angosce del vivere quotidiano, sulla scena del carnevale di Antillo, fino a 30/40 anni fa, scorazzavano per le vie del paese i Picurari che, nell'occasione carnevalesca, regredivano allo stato semiselvatico e si rendevano interpreti di azioni rituali che incutevano paura ai compaesani.

Gli elementi figurativi che caratterizzavano l'assunzione di un' identitą "altra" erano u facciali , una maschera di tela bianca con due buchi per gli occhi, e i campani, i campanacci, che pendevano da una cintura rinforzata. I Picurari si riunivano a gruppi di otto-dieci destando con le loro divertenti e imprevedibili scorribande gestuali, verbali e sonore, ilaritą ed esplosioni di risate liberatorie.


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