
Al pari di altri piccoli
villaggi dei Peloritani, anche a S. Filippo Superiore il Carnevale era vissuto come festa
assoluta per eccellenza, che lasciava spazio ad esemplari azioni rituali e ad occasioni
memorabili di trasgressione.
Nel clima festivo del Carnevale, oltre alle consuete occasioni da ballo, affidate alla
zampogna, al tamburello e all'organetto, si replicavano maschere essenziali, scherzi e
beffe lasciate all'estro del momento, e l'immancabile corteo del Carnevale.
Tra le maschere tipiche di S. Filippo Sup., si ricordano, in
particolare, Chiddi da cutra (quelli della coperta). Con il viso dipinto
sommariamente con nero fumo e con il corpo avvolto da una coperta che li rendeva
irriconoscibili, Chiddi da cutra costituivano un gruppo chiassoso, di cui facevano
parte anche dei suonatori con improbabili strumenti percussivi, che dava vita ad un
divertente questua rituale.
L'azione esemplare, che poneva
fine al cerimoniale carnevalesco, era, tuttavia, quella che vedeva protagonista deriso e
sbeffeggiato il Carnevale, interpretato da uno dei semplicioni
del paese, eletto nel ruolo di re della festa a furor di popolo. Incattedrato su una
sedia, portata a spalla da quattro buontemponi, il malcapitato Carnevale subiva
impassibile, tra i suoni parossistici festivi, ogni sorta di aggressione, e non solo
verbali e, alla fine, così come prescritto dal rituale, veniva scaraventato senza troppi
complimenti nella fiumara per liberare simbolicamente la comunità dalle negatività e dal
male subito nel corso dell'anno.
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