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cutr_fil.JPG - 8345,0 K Al pari di altri piccoli villaggi dei Peloritani, anche a S. Filippo Superiore il Carnevale era vissuto come festa assoluta per eccellenza, che lasciava spazio ad esemplari azioni rituali e ad occasioni memorabili di trasgressione.
Nel clima festivo del Carnevale, oltre alle consuete occasioni da ballo, affidate alla zampogna, al tamburello e all'organetto, si replicavano maschere essenziali, scherzi e beffe lasciate all'estro del momento, e l'immancabile corteo del Carnevale.

Tra le maschere tipiche di S. Filippo Sup., si ricordano, in particolare, Chiddi da cutra (quelli della coperta). Con il viso dipinto sommariamente con nero fumo e con il corpo avvolto da una coperta che li rendeva irriconoscibili, Chiddi da cutra costituivano un gruppo chiassoso, di cui facevano parte anche dei suonatori con improbabili strumenti percussivi, che dava vita ad un divertente questua rituale.

carneval.JPG - 10341,0 K L'azione esemplare, che poneva fine al cerimoniale carnevalesco, era, tuttavia, quella che vedeva protagonista deriso e sbeffeggiato il Carnevale, interpretato da uno dei semplicioni del paese, eletto nel ruolo di re della festa a furor di popolo. Incattedrato su una sedia, portata a spalla da quattro buontemponi, il malcapitato Carnevale subiva impassibile, tra i suoni parossistici festivi, ogni sorta di aggressione, e non solo verbali e, alla fine, così come prescritto dal rituale, veniva scaraventato senza troppi complimenti nella fiumara per liberare simbolicamente la comunità dalle negatività e dal male subito nel corso dell'anno.


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