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orso.jpg - 4067,0 K La Sfilata dell'Orso e della Corte Principesca, che ha luogo a Saponara nelle prime ore del pomeriggio di martedì Grasso costituisce, assieme a I Mesi dell'Anno di Rodì Milici, l'unica sopravvivenza pienamente vitale dei tanti cerimoniali carnevaleschi attivi nella provincia di Messina fino agli anni Cinquanta.
Pur avendo subito negli anni inevitabili adattamenti e mutazioni stilistico-figurative, il cerimoniale carnevalesco di Saponara conserva intatto il nucleo narrativo principale, attestando così un forte legame con la comunità di appartenenza, che ha eletto e difeso nel tempo la rappresentazione rituale assumendola come tratto distintivo e imprescindibile della propria identità culturale.

Le maschere principali del corteo carnevalesco, secondo lo schema figurativo che dall' immediato Dopoguerra si è conservato sostanzialmente identico fino ai nostri giorni, sono quelle dell'Orso (Animali e Uomini Selvatici), dei Domatori e Cacciatori, dei Suonatori di brogna (conchiglia sonora), del Principe e della sua corte di Cavalieri.
dom_sap.JPG - 6873,0 K La figura dell'Orso si otteneva, fino al 1968, utilizzando delle pelli di capra, dei campanacci, sommariamente legati ai fianchi e al busto, e una maschera di cartapesta riproducente la testa del feroce animale. Dal 1969 si è adottato un costume molto più comodo confezionato con un tessuto detto camoscina simile alla pelliccia dell' orso.
Esemplare interprete della maschera dell'Orso è stato per oltre mezzo secolo Pippinu u lattaru. Dopo la sua morte, avvenuta, ironia del destino, la vigilia di martedi Grasso, a metà degli anni Settanta, è stato il nipote Giuseppe Gangemi ad assumere la "parte" dell' Orso emulando l'esemplare repertorio mimico e gestuale del nonno.

A stretto contatto con il temibile animale ci sono tre Domatori o Conduttori, di cui il principale ha il compito di frenare le aggressioni rituali della belva, mediante una catena a cui è legata, e l'uso di un nerbo per ammansirla (u lliscia). Completano il gruppo le maschere di due Cacciatori e i Suonatori di brogna.

prin_sap.JPG - 6715,0 K Altre figure principali del Corteo di Saponara sono quelle del Principe e della Principessa seguiti dalla corte. Al Principe in particolare la tradizione ricollega, intorno alla metà del Settecento, l'inizio del cerimoniale.
Si racconta, infatti, che il principe Domenico Alliata, Signore di quelle terre, peraltro, figura storica di primo piano, abbia catturato un temibile Orso che infestava le valli e i crinali dei Peloritani, mettendo a repentaglio la sopravvivenza della comunità, portandolo poi in catene per le strade del paese. I segni distintivi regali riconosciuti al principe dal mascheramento carnevalesco, fino al 1968, sono semplicemente un frac, gli occhiali scuri , un bastone, una fascia a bandoliera e una corona di cartone. Successivamente a seguito delle innovazioni figurative introdotte, si dà maggiore rilievo alle figure principesche scegliendo dei costumi referenziali di carattere storico con più evidenti segni di regalità (alta uniforme militare e corona per il Principe e abito di gran gala e corona per la Principessa).

Da catalogare tra i carnevali "strutturati", ovvero che replicano un copione rituale obbligato, che segna un confine netto tra carnevalanti e pubblico, il corteo dell'Orso di Saponara propone dei contenuti di assoluto rilievo, peraltro, comuni ad altri cerimoniali, a dimostrazione dei remoto modello cui si riferisce. L'Orso simboleggia il male da espellere dal "tempo presente" della comunità, per una rifondazione utopica dell'ordine sociale. Selvaggia e aggressiva, la bestia selvatica reca molestia, incute paura, mette in crisi le rassicuranti norme dei vivere sociale, dunque la stessa identità collettiva.

Benché trattenuto dalla catena e dalle corde dei domatori - strumenti di potere nelle mani dei Principe - l'Orso rincorre e assale ripetutamente le donne, secondo un preciso modello comportamentale, che replica atti di aggressione e di violenza sessuale rituali. Talvolta, il feroce animale, rivelando una insospettata quanto ambigua disponibilità all'approccio galante, invita le donne a ballare e, così, le virtuali prede, complici i temi da ballo eseguiti dalla banda, diventano soggetti da corteggiare più che da violentare. Le gesta del temibile Orso si compiono in un clima sonoro parossistico, dove alle frasi gioiose della banda, si sommano i suoni inquietanti prodotti dai campanacci che porta attorno ai fianchi, e quelli intonati dai Suonatori di brogna (conchiglie marine prive dell'apice), che replicano, sostenuti dal battito dei tamburi (rullanti), un'ossessiva sequenza ritmica.



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