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bifara.jpg - 20678,0 K Scomparsa dalla pratica strumentale attiva nei primi decenni del nostro secolo, sull'uso della bifira si hanno indicazioni dalle fonti bibliografiche a partire dal Seicento. Aerofono ad ancia doppia, lo strumento veniva suonato, avvalendosi solitamente dell'accompagnamento ritmico del tamburo cilindrico, in occasione di cerimonie religiose, pi in particolare processioni e solenni ricorrenze civili. L'unico esemplare di bifara quello di S. Marco d'Alunzio, appartenuto a Paolo Provenzale, presumibilmente ultimo suonatore dell'intera provincia di Messina. Lo strumento organologicamente da assimilare agli oboi semplici ad ancia doppia diffusa in tutto il bacino meridionale del Mediterraneo. La sua canna, dal profilo esterno leggermente conico, con un padiglione terminale molto scampanato, presenta otto fori digitali anteriori, di cui gli ultimi due in basso sono decentrati rispetto all'asse centrale, uno posteriore alto, e due sfiatatoi sui bordi superiori del padiglione terminale. Lo strumento monta un'ancia doppia alla base della quale, nel punto d'innesto con il condotto di rame, si trova una rondella poggilabbra caratteristica degli oboi nord-africani.

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