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sondoppflauto.jpg - 16197,0 K Fino all'inizio degli anni Ottanta si ipotizzava che il doppio flauto di canna, di cui si avevano generiche indicazioni, fosse definitivamente scomparso dalla pratica strumentale attiva. Nel corso di una ampia campagna di rilevamenti etnomusicologici, invece il doppio flauto è stato individuato come emergenza isolata e uso del tutto marginale, prima a Librizzi sui Nebrodi e successivamente nei Peloritani. Legato da rapporti di dipendenza organologica con la zampogna, il doppio flauto, nel caso dei Peloritani, non ha mai avuto una piena autonomia musicale, assolvendo più che altro compiti didattici. Nel caso invece di Librizzi, lo strumento, potendo contare su un impianto musicale assimilabile a quello del flauto diritto, ha assolto in passato compiti festivi musicali proponendo il tipico repertorio di ballabili, comprendente valzer, polche, mazurke e balletti. Il doppio flauto è indicato in dialetto come frautu a paru, perché formato da una coppia (un paru) di flauti di canna a bocca zeppata di lunghezza diseguale. La canna più lunga (a manca o masculu) presenta tre fori anteriori nel tipo di Librizzi e tre più uno posteriore alto negli strumenti dell'area dei Peloritani; la canna più corta (a ritta o fimmina) presenta invece quattro fori e uno posteriore alto in ambedue i tipi.

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