
Fino
all'inizio degli anni Ottanta si ipotizzava che il doppio flauto di canna, di cui si
avevano generiche indicazioni, fosse definitivamente scomparso dalla pratica strumentale
attiva. Nel corso di una ampia campagna di rilevamenti etnomusicologici, invece il doppio
flauto è stato individuato come emergenza isolata e uso del tutto marginale, prima a
Librizzi sui Nebrodi e successivamente nei Peloritani. Legato da rapporti di dipendenza
organologica con la zampogna, il doppio flauto, nel caso dei Peloritani, non ha mai avuto
una piena autonomia musicale, assolvendo più che altro compiti didattici. Nel caso invece
di Librizzi, lo strumento, potendo contare su un impianto musicale assimilabile a quello
del flauto diritto, ha assolto in passato compiti festivi musicali proponendo il tipico
repertorio di ballabili, comprendente valzer, polche, mazurke e balletti. Il doppio flauto
è indicato in dialetto come frautu a paru,
perché formato da una coppia (un paru) di flauti di canna a bocca zeppata di lunghezza
diseguale. La canna più lunga (a manca o masculu) presenta tre fori anteriori nel tipo di
Librizzi e tre più uno posteriore alto negli strumenti dell'area dei Peloritani; la canna
più corta (a ritta o fimmina) presenta invece quattro fori e uno posteriore alto in
ambedue i tipi.