Il doppio
clarinetto dei Peloritani è composto da due segmenti diseguali - troncati da una canna
(Arundo donax) del tipo siccagna, lasciata essiccare per almeno un anno - aperti
alle due estremità (il tubo sonoro più lungo misura mm. 183per un diam. est. di mm. 11;
il più corto misura invece mm. 165 per un diam. est. di mm. 11). Sulle due canne si
montano ance semplici (zammare), la cui lamella vibrante è escissa lungo il fianco
di un corto pezzo di canna chiuso all'estremità superiore dal nodo della pianta. Per
regolare l'insufflazione e, quindi, l'accordatura, i costruttori più esperti, talvolta,
introducono all'interno della lamella dei sottili fili di canapa. Si procede quindi alla
incisione dei fori digitali disposti lungo l'asse di uno stretto piano longitudinale
ricavato dall'asportazione del rivestimento corticale. Sulla canna più lunga, alla quale
si affida un'elementare funzione ritmico-armonica, vengono praticati tre fori. Il primo
leggermente al di sotto di un'incisione di riferimento posta ad una distanza pari a circa
tre dita dal bordo superiore della canna, gli altri due ad una distanza pari ad un dito
circa. Sulla canna più corta, quella del canto, si praticano invece quattro fori più uno
posteriore. A differenza della canna più lunga, l'incisione circolare di riferimento
viene posta alla distanza di circa due dita dal bordo superiore della canna. Il foro
posteriore viene praticato leggermente al di sopra della linea di riferimento, mentre il
primo dei quattro leggermente al di sotto della stessa, e gli altri allineati ad una
distanza pari ad un dito circa. La disposizione dei fori fra le due canne segue uno schema
leggermente asimmetrico, e la successione dei suoni prodotti replica lo stesso impianto
d'intonazione del doppio flauto e della zampogna . Lo strumento, che ad imitazione del
repertorio della zampogna esegue le cosiddette ciaramiddate, si suona a canne
divergenti con le due ance tenute interamente in bocca, e con le due mani separate, così
come si osserva nel modello esecutivo che si applica a "tutti gli aerofoni policalami
a suono simultaneo dell'Italia centro-meridionale (Sardegna compresa, in questo caso per
le launeddas), e cioè con doppio chanter a canne separate con criterio
contrappuntistico".