Il doppio clarinetto: cenni sulla costruzione


Cosdopcl.jpg - 52278,0 K Il doppio clarinetto dei Peloritani è composto da due segmenti diseguali - troncati da una canna (Arundo donax) del tipo siccagna, lasciata essiccare per almeno un anno - aperti alle due estremità (il tubo sonoro più lungo misura mm. 183per un diam. est. di mm. 11; il più corto misura invece mm. 165 per un diam. est. di mm. 11). Sulle due canne si montano ance semplici (zammare), la cui lamella vibrante è escissa lungo il fianco di un corto pezzo di canna chiuso all'estremità superiore dal nodo della pianta. Per regolare l'insufflazione e, quindi, l'accordatura, i costruttori più esperti, talvolta, introducono all'interno della lamella dei sottili fili di canapa. Si procede quindi alla incisione dei fori digitali disposti lungo l'asse di uno stretto piano longitudinale ricavato dall'asportazione del rivestimento corticale. Sulla canna più lunga, alla quale si affida un'elementare funzione ritmico-armonica, vengono praticati tre fori. Il primo leggermente al di sotto di un'incisione di riferimento posta ad una distanza pari a circa tre dita dal bordo superiore della canna, gli altri due ad una distanza pari ad un dito circa. Sulla canna più corta, quella del canto, si praticano invece quattro fori più uno posteriore. A differenza della canna più lunga, l'incisione circolare di riferimento viene posta alla distanza di circa due dita dal bordo superiore della canna. Il foro posteriore viene praticato leggermente al di sopra della linea di riferimento, mentre il primo dei quattro leggermente al di sotto della stessa, e gli altri allineati ad una distanza pari ad un dito circa. La disposizione dei fori fra le due canne segue uno schema leggermente asimmetrico, e la successione dei suoni prodotti replica lo stesso impianto d'intonazione del doppio flauto e della zampogna . Lo strumento, che ad imitazione del repertorio della zampogna esegue le cosiddette ciaramiddate, si suona a canne divergenti con le due ance tenute interamente in bocca, e con le due mani separate, così come si osserva nel modello esecutivo che si applica a "tutti gli aerofoni policalami a suono simultaneo dell'Italia centro-meridionale (Sardegna compresa, in questo caso per le launeddas), e cioè con doppio chanter a canne separate con criterio contrappuntistico".

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