
Il flauto
diritto di canna a bocca zeppata, è certamente lo strumento pastorale che ha vantato per
il passato una presenza omogenea su tutto il territorio. Ciò è stato possibile grazie
alla minima competenza organologica e musicale richiesta per realizzarlo - è sufficiente
un segmento di canna su cui ricavare un becco, sei o sette fori digitali e uno o due
posteriori - e all'ampio repertorio di ballabili (polche, mazurke, valzer, balletti) di
cui si è fatto portatore nei contesti tradizionali di festa, avvalendosi anche del
supporto ritmico del tamburello. Il flauto di canna,
abbandonando il suo contesto originario, quello pastorale, a partire soprattutto dagli
anni Quaranta, ha avuto un posto di primo piano, in virtù della sua versatilità
musicale, come strumento virtuosistico nei gruppi folkloristici e, nel contempo, al pari
dello scacciapensieri, è diventato anche un richiestissimo oggetto souvenir. Nella
dimensione di vita pastorale, invece, il flauto, continua ad essere ancora oggi un fedele
compagno, nelle lunghe ore trascorse in solitudine al pascolo, dei pochi suonatori-pastori
"sopravvissuti".