Il doppio flauto è indicato in dialetto frautu a paru
perchè formato da una coppia (un paru) di flauti di canna a bocca zeppata di lunghezza
diseguale. La canna più lunga ('a manca o masculo) presenta tre fori anteriori nel
tipo di Librizzi e tre più uno posteriore alto negli strumenti dell'area dei Peloritani;
la canna più corta ('a ritta o fimmina) preseta invece quattro fori e uno
posteriore alto in ambedue i tipi. La particolare disposizione dei fori digitali, non
parallela fra le due canne, e la conseguente successione di suoni prodotti (cinque sulla
canna più lunga e sei su quella più corta) posti fra loro ad intervalli di terza,
consente al doppio flauto dei peloritani di replicare lo stesso schema d'intonazione della
zampogna a paro. Lo stile d'esecuzione e il repertorio dello strumento dei Peloritani sono
d'altra parte modellati su quelli della ciaramedda. I temi musicali eseguiti al
doppio flauto sono detti appunto ciaramiddati, cioè ad imitazione di quelli
eseguiti alla zampogna. Tra i più bravi costruttori di frautu a paru dei
Peloritani, Nino Sergio, suonatore di flauto e doppio flauto di Giampilieri Superiore,
ricorda Giuseppe Sanò (classe 1897), scomparso nel 1978 a 81 anni. Originario di Monforte
San Giorgio, sul versante settentrionale dei Peloritani, Peppi Pileddu, così era
meglio conosciuto Sanò, viveva a S. Stefano di Briga. Oltre a ccunzari e 'ccuddari
i ciarameddi - ci informa Sergio - Sanò realizzava con grande abilità flauti e
doppi flauti. A differenza degli altri frauti a paru dei Peloritani, quasi sempre
carenti sotto il profilo dell'accordatura, quelli del suonatore-costruttore di S. Stefano
di Briga risultavano solitamente intonati.