Il doppio flauto: cenni sulla costruzione


costrdoppflaut.jpg - 21922,0 K Il doppio flauto è indicato in dialetto frautu a paru perchè formato da una coppia (un paru) di flauti di canna a bocca zeppata di lunghezza diseguale. La canna più lunga ('a manca o masculo) presenta tre fori anteriori nel tipo di Librizzi e tre più uno posteriore alto negli strumenti dell'area dei Peloritani; la canna più corta ('a ritta o fimmina) preseta invece quattro fori e uno posteriore alto in ambedue i tipi. La particolare disposizione dei fori digitali, non parallela fra le due canne, e la conseguente successione di suoni prodotti (cinque sulla canna più lunga e sei su quella più corta) posti fra loro ad intervalli di terza, consente al doppio flauto dei peloritani di replicare lo stesso schema d'intonazione della zampogna a paro. Lo stile d'esecuzione e il repertorio dello strumento dei Peloritani sono d'altra parte modellati su quelli della ciaramedda. I temi musicali eseguiti al doppio flauto sono detti appunto ciaramiddati, cioè ad imitazione di quelli eseguiti alla zampogna. Tra i più bravi costruttori di frautu a paru dei Peloritani, Nino Sergio, suonatore di flauto e doppio flauto di Giampilieri Superiore, ricorda Giuseppe Sanò (classe 1897), scomparso nel 1978 a 81 anni. Originario di Monforte San Giorgio, sul versante settentrionale dei Peloritani, Peppi Pileddu, così era meglio conosciuto Sanò, viveva a S. Stefano di Briga. Oltre a ccunzari e 'ccuddari i ciarameddi - ci informa Sergio - Sanò realizzava con grande abilità flauti e doppi flauti. A differenza degli altri frauti a paru dei Peloritani, quasi sempre carenti sotto il profilo dell'accordatura, quelli del suonatore-costruttore di S. Stefano di Briga risultavano solitamente intonati.

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