“L'organetto”
origine storica ed elementi strutturali


disfisarmonica.jpg - 15429,0 K Il primo esemplare di organetto italiano fu costruito nel 1863 a Castel Fidardo da Paolo Soprani che, come riferiscono diverse fonti, prese a modello per il nuovo strumento un accordeon, di un pellegrino austriaco in visita al vicino santuario della Madonna di Loreto. L'organetto è definito organologicamente come aerofono meccanico ad ance libere, diatonico ed a doppia intonazione. Viene identificato come aerofono meccanico in quanto l'aria che mette in vibrazione l'ancia viene compressa da un mantice o soffietto. E' detto diatonico in quanto i suoni sono ordinati secondo una scala formata da 5 intervalli di un tono e due di un semitono. E' infine a doppia intonazione o bitonico in quanto ad ogni tasto corrispondono due suoni differenti, corrispondenti a note adiacenti della stessa scala secondo che lo si prema in apertura o in chiusura di mantice. Gli elementi strutturali principali di un organetto sono il mantice e le due casse, quella dei bassi e quella ddel canto o cantabile, ricavate da un'unica scatola di legno comprendente le ance e le rispettive tastiere. Le ance sono montate all'interno dele due casse, sulle cosiddette sonerie. La diatonica italiana comprende quattro modelli: a due, a quattro, a otto ed a dodici bassi. Gli organetti a due e quattro bassi hanno conservato quasi intatte il profilo strutturale e le dimensioni dei primi modelli. Si parlerà di organetto a due, tre o quattro voci se esso disporrà di più d'una serie di suoni. In un organetto a due voci, ad esempio, ogni nota viene emessa contemporaneamente da due ance, che possono suonare all'unisono, in leggera dissonanza fra loro (tremolo) o all'ottava (di solito, quella bassa). Anche i bassi potranno più o meno essere rafforzati secondo il numero di voci impiegate. Ogni coppia di bottoni dei bassi corrisponde rispettivamente all'accordo di tonica e dominante (in funzione del movimento del mantice).

 

'A Santaluciota

Trascrizione Santaluciota
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a cura di Giuliana Fugazotto

Nell'ambito musicale tradizionale della provincia di Messina, di cui qui ci occupiamo, il canto più diffusamente conosciuto, anche se certamente non il più rappresentativo, sembra essere proprio quello chiamato 'a Santaluciota. Con le sue diverse varianti, infatti, esso è presente nelle tradizioni dei paesi delle fascie costiere ioniche e tirreniche e di quelli collinari e dell'entroterra. Il nome del canto ("alla Santa Luciota", cioè alla maniera dei luciesi, abitanti di S. Lucia del Mela) nel rimandare ad un preciso luogo geografico ed al suo contesto abitativo, riconoscendo una sorta di paternità ai procedimenti stilistici e formali che lo contraddistinguono, lascia presupporre che proprio in S. Lucia del Mela si possa individuare quel centro di forza centrifuga che ne ha permesso una così capillare diffusione. Il fatto che questo canto sia diffuso così uniformemente sul territorio messinese, che presenta, per altro, caratteri non sempre riconducibili alla medesima matrice culturale, ci spinge ad analizzare un po più in dettaglio quele che potrebbero esserne le cause. E' possibile che anche per il caso della S. Luciota ubo dei mezzi che ne vincolarono la diffusione possa essere individuato negli spostamenti migratrori dei lavoratori, legati a scadenze fisse del mondo contadino, come la mietitura o la vendemmia. All'approssimarsi di questa scadenze, infatti, si verificavano improvvisi fabbisogni di manodopera nelle diverse zone di produzione che portavano allo spostamento di grosse masse di lavoratori, organizzati o meno in "squadre".

nota.gif - 12,0 K Santaluciota

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