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Alla classe degli idiofoni appartengono anche strumenti da richiamo connessi all'attività contadina e pastorale, il cui suono aleatorio è determinato da gesti percussivi involontari. Le sonagliere, in dialetto sunagghieri, sono definite, secondo il lessico tradizionale ottocentesco, come "fascia di cuoio, o d'altro piena di sonagli al collo degli animali, o a singoli sonagli, ciancianeddi", i quali vengono descritti come "piccolo strumento rotondo di rame o bronzo vuoto con due piccoli buchi, entrovi una pallottina di ferro che muovendosi cagiona suono". I campanacci si suddividono in due gruppi, quelli realizzati per fusione con una lega metallica formata da rame, ottone e zinco, dalla forma a campana, secondo il tipico profilo con orlo slargato, e quelli di forma cilindrica schiacciata, ottenuti dalla piegatura e battitura a freddo di una lamina metallica immersa successivamente per temperarla in un bagno di rame fuso, chiusa nella parte superiore con ripiegatura dei margini. I campanacci appartenenti al primo gruppo, suddivisi a loro volta in muligni e menzi muligni, in relazione alle dimensioni, e destinati rispettivamente a capre e pecore, hanno un suono squillante (tucchignu); quelli del secondo gruppo classificati secondo un preciso ordine scalare - il più grande, destinato ai capigreggi, è 'u biaturi, segue 'u menzu biaturi, 'a minzana, 'a scucchia, e infine, i campanacci più piccoli detti scaragghieddi - hanno invece una più ampia gamma sonoro-timbrica.

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