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tambandoliera.jpg - 12302,0 K Fino a circa 30-40 anni fa, la presenza del tamburo era consueta in tutti i paesi della provincia di Messina. I cupi o gioiosi accenti ritmici dei tamburi, spesso di gran rilievo virtuosistico, puntualmente annunciavano e celebravano le attese scandenze festive e i principali eventi civili. Oggi invece non resta che rilevare delle isolate sopravvivenze, come nel caso di S. Marco d'Alunzio ('U Bambinu casi casi), di Militello Rosmarino (Venerdý Santo e Festa di San Biagio) e Monforte San Giorgio (Katabba, dal 17 gennaio fino al 5 febbraio, assieme alle campane). Dal punto di vista organologico i tamburi rilevati sono da classificare tra quelli a bandoliera o cordiera, derivati dal tamburo medievale a due membrane, tabor o tabret. Il fusto o corpo dei tamburi, solitamente in legno o rame, misura, negli esemplari rilevati, tra i 40 ed i 48 cm. in altezza per un diametro esterno compreso tra i 50 ed i 56 cm.. Le due membrane, solitamente di pelle di capretto o di asino sono fissate su una cornice di legno posta attorno al fusto. La tensione delle pelli Ŕ assicurata da tiranti di corda fissati tra le due cornici o da viti di richiamo.

nota.gif - 12,0 K tamburo "a mottu"

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