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Sontmbrl.gif - 57202,0 K Nella pratica strumentale del Messinese, il ricorso al tamburello come supporto ritmico è ancora oggi piuttosto frequente. Lo si trova quasi sempre a fianco della zampogna, del flauto diritto di canna e dell'organetto. A suonarlo la tradizione vuole che siano non solo gli uomini ma anche le donne. Anzi erano le donne in passato a suonarlo con più abilità, riuscendo perfino ad accompagnare il canto a più voci, come nel caso della festa del Muzzuni ad Alcara Li Fusi, o a tenere u sonu da ballu. A Messina, soprattutto nei quartieri periferici, fino a circa trent'anni fa, c'erano almeno una dozzina di costruttori-artigiani di tamburelli. Per vendere i loro strumenti andavano spesso anche fuori città, aggiungendosi ai tanti venditori ambulanti che affollavano le feste patronali. Nelle realtà rurali, invece, spesso gli strumenti si ricavavono dagli stacci, sostituendo la retina metallica con pelle di capretto, di cane o addirittura di asino), e praticando poi, attorno alla cornice, gli alloggi per fissare i piattini metallici.

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